Comune di Brindisi

Storia del comune

NOTE STORICHE SULLA CITTA’ DI BRINDISI E 
SUI SUOI MAGGIORI MONUMENTI.
 
ETA’ PREROMANA
Ad età messapica, cioè alla fase storica che segna la partenza della cultura brindisina, fra il VII-VI e III sec. a. C., riferiamo la costruzione delle mura megalitiche di Corte CapozzielloVia Camassa, di certo ricostruite in età romana e poi dai bizantini.

ETA’ ROMANA
Lunga ed assai ricca si rivela la dominazione romana di Brindisi, colonia latina dal 244 a.C., che va dal III sec. a. C. al V d.C. e che si consolida con la presenza delle vie Appia e Appia Traiana, che congiungono la città salentina a Roma.
Di questo periodo restano molte e significative testimonianze nella nostra città.La più nota, quella all’interno del quartiere di San Pietro degli Schiavoni, su cui è stato costruito il Nuovo Teatro Comunale, offre uno spaccato significativo della città romana, fra il I sec. A. C. e il III-IV sec. D. C.   
Altri resti importanti testimoniano del lungo periodo di dominazione romana, quali quelli che si trovano in area antistante Porta Mesagne e riferibili ad una cisterna di raccolta idrica, meglio noti nella tradizione locale come “piscine limarie”, cioè vasche di decantazione dell’acqua, in parte intercettate dagli spagnoli durante gli interventi di ammodernamento del sistema difensivo. Ma il monumento più noto è quello delle Colonne Romane, comunemente note quali terminali della Via Appia, eretto in due fasi costruttive, il I sec. a C. e il II-III sec. D.C Una delle due colonne, di cui restano in situ il basamento ed un rocchio, crollò nel 1528 e trasferita a Lecce il secolo successivo, mentre il capitello, un rocchio ed il pulvino di quella integra sono stati musealizzati all’interno del Palazzo della ex Corte d’Assise nel 2007.
Completano il percorso romano i resti di una domus romana al di sotto del Palazzo GranafeiNervegna o di Palazzo Massa, i resti di un impianto pubblico con colonne e pavimenti musivi su Via Casimiro, i resti di impianti termali e di criptoportici lungo Via Santa Chiara, in corso di scavo e restauro, le fornaci di Apani e Giancola.
 
MEDIOEVO ED ETA’ MEDIOEVALE
Il periodo altomedioevale si caratterizza con un processo di depauperamento demografico ed urbanistico della Città di Brindisi, distrutta nel VII sec. dai Longobardi.
A questo periodo si fanno risalire le tracce più antiche dei più tardi monumenti di San Benedetto (allora Santa Maria Veterana) e di San Giovanni al Sepolcro.
Al periodo del romanico e dei Normanni risalgono queste due chiese e la Basilica Cattedrale, costruita, per volere di Papa Urbano II, fra il 1089 e il 1132. Nell’attuale struttura, ricostruita dopo il terremoto del 1743, restano dell’impianto originario alcuni frammenti, fra cui brani del mosaico pavimentale.
Fra l’XI e il XII secolo fu eretto il Tempio di San Giovanni al Sepolcro, ma il Tempio, già dal 1128 inserito fra i beni appartenenti ai Canonici del Santo Sepolcro, è riconosciuta quale la copia più fedele dell’Anastasis, l'edificio circolare ben noto ai pellegrini che visitavano il Sepolcro di Cristo a Gerusalemme.
Alla fine del XII secolo fu costruita dal re normanno Tancredi, forse sulle basi di una fonte romana, la Fontana Tancredi, per ricordare le nozze del figlio, Ruggiero, con la figlia dell’imperatore di Costantinopoli.
Agli Svevi e a Federico II, che a Brindisi nel 1225 sposò Iolanda di Brienne, si deve la costruzione del Castello di terra, con materiali provenienti dall’anfiteatro romano e sulle basi di una struttura fortificata normanna, poi ampliato da Angioini e Aragonesi.
La città conosce in quel periodo notevoli processi di ampliamento e trasformazione, andando ad assorbire le alture su cui sorgono le Chiese di Santa Lucia (o della SS. Trinità) e del Cristo dei Domenicani.
A Carlo e a Roberto d’Angiò si deve la costruzione, già ultimata nel 1322, della Chiesa di San Paolo.
Le linee e il linguaggio romanico caratterizzano la coeva Chiesa di Santa Maria del Casale, con protiro e facciata di tipo bicromo, quasi interamente ricoperta al suo interno da affreschi, fra i quali il Giudizio Universale di Rinaldo da Taranto.
Trecentesco è anche il Palazzo dell’Episcopio, su Via Guerrieri, con un torrione con bifore e monofore e pitture successive del Vecchio e Nuovo Testamento.
Agli inizi dello stesso secolo datiamo la Loggia Balsamo, parte di un edificio di certo più ampio che andava a coprire l’isolato fra Piazza Duomo e Via Montenegro, identificato come la sede della zecca angioina, con archi ad ogiva.
Sulla stessa piazza si affacciano i resti di un edificio coevo, con arcate ogivali e bicrome di una loggia della famiglia Cateniano, più nota come Portico dei Cavalieri Templari.
Dopo il 1480 e la presa di Otranto, anche Brindisi conobbe profonde trasformazioni per ciò che riguarda l’architettura militare e il sistema strategico difensivo.
In età aragonese si ricostruì, anche utilizzando strutture romane e sveve, una nuova cinta muraria, che gli spagnoli completeranno sino al XVIII secolo. Sono tuttora visibili cortine, bastioni e porte di questo sistema la cui costruzione ebbe inizio nel XVI secolo. La più antica fra queste è Porta Mesagne, così comePorta di Lecce.
Completa il percorso del sistema strategico difensivo il Bastione di San Giacomo.
Il Bastione  non può essere considerato come un’ opera costruita nel XVI secolo, perché è già raffigurato nella pianta del Pacichelli che rende l’immagine della Brindisi della seconda metà del ‘400. 
Ad Alfonso d’Aragona si deve la costruzione, sull’Isola di Sant’Andrea e dove erano strutture fortificate precedenti e un complesso religioso intitolato appunto a questo santo, del Castello Aragonese o Alfonsino.
Detto anche rosso per il colore del carparo con cui è costruito, il castello si sviluppa su più livelli, con ampie sale, torri quadrate, cilindriche ed una poligonale, attorno ad una darsena. Affianco, fra la fine del XVI secolo e gli inizi del secolo successivo, fu costruito il Forte a forma trapezoidale ed un ampio portale, a lato della cappella, con stemmi posti superiormente.
 
ETA’ RINASCIMENTALE
Fra età rinascimentale e XVI secolo si realizzarono alcuni dei più importanti esempi della architettura civile maggiore brindisina, a partire da Palazzo Crudomonte, lungo la via omonima, quasi interamente ricostruito nello scorso secolo.
Il complesso noto come Palazzo Nervegna fu costruito attorno al 1565 dalla famiglia Granafei, dalla quale nel settecento prendeva il nome quale “Strada delliGranafei” la via antistante, poi venduto nell’ottocento ai fratelli Luigi e Giuseppe Nervegna ed infine, nel 1930, rilevato dal Comune di Brindisi.
Nel palazzosi fondono elementi rinascimentali e soluzioni che precedono il barocco, come le ringhiere in balaustri di pietra dei balconi, ed elementi della cultura locale come le mensole dei balconi stessi.
A palazzo GranafeiNervegna accostiamo per stile e epoca di costruzione Palazzo Lacolina o Ripa, lungo la storica Via Lata.

ETA’ BAROCCA
Del XVII secolo è Palazzo Montenegro. Del 1720 è la costruzione del Palazzo del Seminario, su disegno dell’architetto Mauro Manieri, decorato nell’ordine superiore dalla facciata da otto statue raffiguranti la matematica, l’oratoria, la teologia, l’etica, la filosofia, la giurisprudenza, la poetica, l’armonia. A seguito del terremoto del 1743, anche questo edificio, come la Cattedrale e il Campanile, subì notevoli danni e Manieri intervenne nel suo restauro come nel ridisegno della scena urbana antistante.
L’esigenza di ricostruzione imposta da questo terremoto come gli effetti del Concilio di Trento imposero una evoluzione ed una ristrutturazione dei linguaggi stilistici e tipologici in seno alla architettura religiosa.
Le memorie storiche riportano come nel 1572 fosse stato l’arcivescovo Bernardino de Figueroa (1571-1589) a volere l’edificazione della Chiesa e dell’attiguo Convento di Santa Chiara, in cui le cappuccine dimorarono fino al 1619, quando la maggior parte di loro fu trasferita nella nuova costruzione voluta da S. Lorenzo da Brindisi.
Già agli inizi del XVII secolo, per volere di Giulio Cesare Russo (San Lorenzo), fu eretta la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, assieme all’attiguo Convento, abbattuto nel 1910 per la costruzione di un edificio scolastico.
Altro esempio di architettura ecclesiale barocca è la Chiesa di Santa Teresa, con l’attiguo Convento oggi adibito a sede dell’Archivio di Stato.
Il Complesso conventuale delle Scuole Pie, all’interno del quartiere degli Schiavoni, appartenne originariamente ad una comunità di Padri Celestini e nel 1659 fu acquistato da Francesco de Estrada (arcivescovo di Brindisi) per consentire all’interno dell’edificio l’insediamento degli Scolopi.
Il Convento fu abbandonato dai Padri per il Regio Decreto del 13 Febbraio 1807 e, nel 1873, divenne di proprietà dell’Amministrazione Comunale di Brindisi.
 
ETA’ MODERNA E ETA’ CONTEMPORANEA
Al periodo fra ottocento e primi decenni del secolo XX riferiamo soprattutto ville e palazzine di stile liberty (quali Lisco o Casamassima lungo il Corso Roma).
Nel ventennio fascista si registra un impegno più consistente da parte di una committenza pubblica a favore di interventi di progettazioni architettoniche di grande rilievo e consistenza.
Nel 1933 fu inaugurato il Monumento al Marinaio d’Italia, lungo il Seno di Ponente, frutto di un concorso nazionale indetto dalla Lega Navale e sostenuto da personalità fra cui Tito Schipa.
Allo stesso periodo si riferiscono il Palazzo della Provincia e la ristrutturazione sul fronte del porto della Scalinata Virgiliana e della Palazzina del Belvedere che attualmente ospita la Collezione Archeologica Faldetta.
La scena urbana del novecento a Brindisi, in particolare all’interno del centro di più antica origine o degli ambiti portuali, si arricchisce, infine, di presenze scultoree: dal Monumento ai caduti di Edgardo Simone, che trova la sua definitiva collocazione in Piazza Santa Teresa, al Monumento a Virgilio, di Floriano Bodini all’interno dei giardinetti di Piazza Vittorio Emanuele II e al Monumento ad Aldo Moro e agli uomini della sua scorta, di Marcello Avenali.