Verdi in Città: “Bandiera bianca”, una generazione in prova

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Un lavoro dopo l’altro, un contratto che non arriva, una promessa che dura il tempo di un colloquio.

Data pubblicazione:

29 Luglio 2026

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Alessandra De Luca - ph Davide Aiello

Descrizione

Bandiera bianca” porta in teatro la corsa quotidiana di una generazione costretta a cambiare mestiere pur di sopravvivere, mentre continua a cercare il proprio posto nel mondo.

Martedì 4 agosto, alle ore 21piazza Duomo a Brindisi ospita lo spettacolo di e con Alessandra De Luca, diretto da Anđelka Vulić. L’appuntamento fa parte della quarta edizione di “Verdi in Città”, rassegna di teatro e musica promossa dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno del Comune di Brindisi e la collaborazione del Polo Biblio-Museale, della Basilica Cattedrale di Brindisi e di Puglia CultureL’ingresso è liberosenza prenotazione.

«Sono Francesca, ho ventotto anni e faccio la…». La frase torna più volte ma il finale è sempre diverso. Cameriera, guida turistica, animatrice, insegnante, doppiatrice, organizzatrice teatrale, comparsa, attrice. Dietro l’elenco la necessità di accettare ciò che il mercato offre, passando da un impiego all’altro senza raggiungere una vera stabilità. “Bandiera bianca” parte da episodi biografici minimi e li trasforma in una riflessione tragicomica sul lavoro, sulle disparità e sulle rinunce imposte a chi prova a costruirsi un futuro.

Sullo sfondo Roma, città nella quale Francesca arriva dalla provincia del Sud a diciannove anni con uno zaino, grandi aspettative e il desiderio di diventare attrice. La capitale offre occasioni e le ritira subito dopo, apre porte che conducono verso altre attese, altri incarichi provvisori, altre stanze troppo costose. Dagli spaghetti scotti serviti ai turisti alla rendicontazione dei progetti culturali, dagli ombrellini tenuti sulle piste automobilistiche ai set improbabili, fino ai teatri capaci di riprodurre le stesse forme di sfruttamento: la protagonista attraversa mestieri, ambienti e linguaggi differenti senza smettere di cercare una direzione.

Il lavoro diventa una corsa nella quale l’impegno non garantisce alcun risultato. La competenza è sostituita dalla disponibilità, la formazione dall’adattamento, il diritto alla dignità dalla richiesta di essere sempre sorridenti e accomodanti. «Sorridi e sculetta» è la formula che Francesca riceve dal proprietario del pub nel quale lavora. Una battuta brutale che accompagna molti dei suoi impieghi e mostra quanto il corpo di una giovane donna possa diventare una condizione non dichiarata del rapporto professionale. Il cliente va compiaciuto, il superiore non va contraddetto, il potere decide tempi, mansioni e confini.

Bandiera bianca” procede come un racconto non lineare. Oggetti, musica, voci registrate e cambi di ritmo costruiscono una successione rapida di incontri, colloqui, incarichi, speranze e cadute. Dallo zaino della protagonista escono gli strumenti dei diversi mestieri, tracce materiali di una vita professionale frammentata. Diventa così l’archivio di una crescita forzata, costruita più sulle necessità che sulle scelte. Ogni oggetto conserva una possibilità, ma anche il ricordo di un tentativo irrisolto. Francesca corre, serve, risponde, imita, obbedisce, prova a difendersi. Quando indossa i guantoni da boxe, il lavoro assume la forma visibile di un combattimento impari. I colpi arrivano dalle difficoltà economiche, dalle promesse mancate, dalle umiliazioni quotidiane e anche dal mondo teatrale che aveva immaginato come spazio di libertà. La protagonista tenta di respingerli, ma spesso non riesce neppure a capire da quale direzione provengano.

Anche la frase «allegare lettera motivazionale» ritorna come un mantra. Bisogna dimostrare entusiasmo, disponibilità e spirito di sacrificio anche davanti a mansioni sottopagate o prive di prospettive. Francesca continua a scrivere, candidarsi e ricominciare, sospesa tra la volontà di realizzarsi e la paura di dover rinunciare definitivamente. Nel finale, gli oggetti utilizzati durante lo spettacolo vengono raccolti in un unico cumulo. Sono i lavori svolti, le illusioni, le sconfitte e ciò che ogni esperienza ha lasciato. Sulle note di “Bandiera bianca” di Franco BattiatoFrancesca solleva il vessillo davanti a quella catasta. È la decisione di fermare per un momento una battaglia combattuta secondo regole stabilite da altri, di sottrarsi alla retorica che considera ogni rinuncia una colpa.

La storia di Francesca appartiene a chi ha studiato senza trovare il lavoro immaginato, a chi accumula incarichi e non costruisce sicurezza, a chi deve scegliere tra la professione desiderata e la possibilità di pagare un affitto. “Bandiera bianca” porta questa condizione sul palco e trasforma la vicenda privata di Francesca nel ritratto di una generazione, suggerendo che anche arrendersi possa essere, qualche volta, un atto di libertà.

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Fondazione "Nuovo Teatro Verdi"

Una Fondazione che si occupa di proporre diverse forme d'arte capaci di esprimere in modo differente che fanno parte del quotidiano comune.
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Ultimo aggiornamento: 29/07/2026, 11:17

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