Descrizione
È un 7 marzo particolare, quello che ci apprestiamo a vivere su un versante tutto brindisino e che merita di essere ricordato, perché restano i segni tangibili di un evento, che portò tutti i cittadini ad essere protagonisti di una pagina della storia europea. Ricorrono i 35 anni del culmine dello sbarco di migliaia di cittadini albanesi nel porto della città e nessuno escluso, fra i Brindisini, si tirò indietro sul fronte dell’accoglienza e della condivisione con quanti raggiungevano l’Italia dall’altra parte dell’Adriatico con ogni mezzo che navigasse e reggesse il mare, cercando nuove strade per le loro vite in fuga da un regime totalitario e con un’economia al collasso.
Ci si prodigò in mille maniere e senza calcoli di opportunismo, ma spinti solo da sentimenti di solidarietà e di fratellanza. Si aprirono le porte delle scuole, le famiglie cercarono di offrire quanto potevano, da sole o organizzandosi spontaneamente.
Sono i testi di storia che ora raccontano di una città aperta all’accoglienza e di una popolazione brindisina che rispose con una solidarietà senza precedenti, offrendo cibo, vestiti, cure e ospitalità spontanea. Hanno scritto che la città si trasformò in un enorme centro di accoglienza diffusa, dove scuole, palestre e strutture pubbliche vennero adattate per dare riparo ai migranti. Quell’esodo, ricordato oggi come un passaggio storico per l’Italia e per l’Europa, rappresentò un esempio concreto di umanità e fratellanza tanto che l’Unesco ha riconosciuto Brindisi come “Porto di pace e di accoglienza”.
Il sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchiona, nel ricordare l’evento, lo propone all’intera città come un esempio da rinnovare, capace di rafforzare la convivenza civile e la solidarietà internazionale.
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